Rosa

Le storie rosa sono regolate da precise esigenze editoriali: prima di tutto  il lieto fine è obbligatorio.  Anni fa sono stata intervistata per Rosa § Chic, programma televisivo molto chic. In uno slancio di vanitoso ottimismo   ho dichiarato che Anna Karenina era una romanzo rosa senza lieto fine. La dichiarazione ha sollevato un certo scalpore dietro le quinte però è andata in onda. Ma torniamo all’amore, argomento fondamentale delle storie rosa dove nasce, cresce, combatte  e trionfa in località sempre molto esotiche tra palme svettanti sullo sfondo di tramonti che non finiscono mai e notti di luna piena al profumo di gelsomino. Di solito si tratta di storie a tre: lui, lei, l’altro o l’altra. Ingredienti secondari possono essere una storia parallela e difficoltà legate a incomprensioni, pregiudizi, malintesi e via di seguito. Il personaggio principale è sempre LEI. LUI  è terribilmente affascinante anche se un tantino antipatico ma solo all’inizio e di solito fa da spalla.  Come dire che l’uomo nelle faccende d’amore ha un ruolo marginale. LEI  però va raccontata e curata amorevolmente e i particolari debbono essere accattivanti. Se ispira tenerezza perché insicura e un tantino complessata è meglio. Anche se non bellissima, lei è sempre provocatoria e provocante e un tantino mignotta ma non troppo. Confetti e velo bianco sono l’unico finale possibile per una storia rosa. Anna Karenina, poveretta, ha sbagliato libro.

Marion G Tracy

Maria Grazia Transunto